Il vitigno Molinara è una autoctono della provincia di Verona, in particolare della Valpolicella, ma viene anche coltivato nelle zone a cavallo tra il Veneto e la Lombardia.
La Molinara ha origini incerte e pare che il suo nome derivi dal termine dialettale ”mulinara” (da mulino), per via del fatto che gli acini di quest’uva sono abbondantemente pruinosi così da sembrare quasi spolverati di farina. Più frequentemente l’uva “Molinara” si vinifica insieme ad altri vitigni per dare i noti vini della Valpolicella. E’ a partire dal 1800 che questo vitigno viene infatti coltivato nella Valpolicella, in Valpantena e nella Valle d’Illasi ed in queste zone ha assunto nomi diversi come “Rossara” o “Rossanella” nella zona del Garda, o come “Brepon” in Valpantena e molte volte chiamato anche “Ua salà” (uva salata, per via del sapore sapido).
Il Corvinone ha ottenuto il riconoscimento come vitigno a sé stante solo nel 1993, per quanto sia stato confermato lo stretto rapporto di parentela tra le due varietà, che assieme costituiscono la “famiglia” di vitigni chiamata “Corvine“. Il nome di questi vitigni potrebbe provenire dal colore quasi nero che richiama il piumaggio del corvo, oppure da “corba”, la cesta con cui veniva trasportata l’uva, appellativo che ritorna anche in vari sinonimi locali (“corbina“). Il Corvinone dà ai vini maggiore finezza rispetto alla Corvina e uno straordinario equilibrio qualitativo. Il suo nome è dovuto al fatto che sia il grappolo che l’acino hanno dimensioni più grandi rispetto alla Corvina.
Il vitigno Oseleta è diffuso nella zona della Valpolicella e dei Monti Lessini fin dai tempi antichi, e più recentemente rientrava nell’uvaggio del Recioto e dell’Amarone della Valpolicella. Il suo nome pare derivi dal fatto che la sua uva fosse molto gradita agli uccelli, infatti in dialetto veneto “osei” significa proprio uccelli. E’ un vitigno quasi sicuramente frutto di addomesticazione di uve selvatiche locali. Abbandonato in passato perché poco produttivo, il vitigno Oseleta è stato recuperato agli inizi degli anni Settanta e oggi gode di grande interesse da parte dei viticoltori della Valpolicella. Il ritrovato interesse per l’Oseleta risiede nel suo grappolo, piccolo, tozzo, serrato e dagli acini minuti, adatto a produrre vini straordinariamente concentrati. Il suo patrimonio polifenolico è notevole, tanto da essere probabilmente il vitigno più colorante di tutta la provincia di Verona.